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Poesie tratte da “Un volto da un vuoto (Pequod, 2023)“, vincitore Premio Ennio Flaiano Poesia Under 30 e Premio Laurentum-SIAE Poesia per i giovani talenti.
Prima di dire una parola
Ho bisogno di molto scavare,
Di molto cavare
Da me, tutto il mio odio.
Non amo stare in superficie.
Il pesce sul pelo dell’acqua
Muore, ogni mattina.
Io sono il grasso capodoglio.
Voglio gli abissi
E niente altro. Starmene per ore
Giù, col peso dei quintali sotto i maestrali
A godermi la mareggiata.
Io voglio la bracciata sotterranea,
La cantata delle alte maree.
Voglio sprofondare
Nel canto dove il caldo
Ventre del mare abbraccia suo figlio
Prediletto, l’eletto
Re. L’inabissato.
Quando l’epidemia inizia nella città
Tu pianta un seme nel balcone.
Compra gli attrezzi più colorati
E nella terra che profuma di pioggia
Scava un nocciolo di pesca
Che hai gustato nella polpa e nella scorza.
Quando l’epidemia inizia nella città
Fai l’amore con la donna che ami.
Fate un bambino e dategli un nome
Da chiamare all’aperto che è già estate.
Quando l’epidemia inizia nella città
Tu nella città inizia qualcosa.
È così che si sconfigge la morte:
Scommettendo altrove.
Poi vedemmo il resto del mattino spargersi
Sopra le ampie vallate distanti,
La città volgere i suoi occhi verso l’alba,
I platani fradici di luce risplendere.
Vedemmo l’aurora posarsi su quell’uomo
E il popolo riunirsi dai confini delle strade.
Era il giorno più antico del mondo
Quando il sambuco battezzò l’odore dell’alba
E le porte delle chiese s’inzuppavano nel canto
Nella luce esatta dell’inizio
Nella chiarità avvolgente a cui credevamo.
Hanno scartavetrato l’umano
Fino a renderlo irriconoscibile.
“C’era troppa ruggine”, dicevano,
“Creava attriti.”
Al calore delle guance
Preferiscono l’esattezza del caso.
“Gli incontri sono troppo pericolosi.
È l’ora della statistica
Non del bacio.”
Non vogliono più anomalie.
Vogliono calcolare la media
Di tutto e farla regina
Di ogni probabilità.
“Per diventare popolo
Allora mi sono fatto minoranza.
Per farmi assemblea
Ho vestito l’eccezione.
L’umano oggi è l’errore
Di fabbricazione.”
Invocare Dio
È ricevere un volto che duri
Come una terra da ereditare.
Voglio ricominciare una nuova vita con te.
Essere della tua comitiva.
Seguirti come l’ultima schiava
Guarita, cagnolina che aspetta le briciole
Dalla tavola dei santi.
“Non temermi più.
La mia parola è un unguento
Di pesche, un vento
D’alabastro e di mimose.
È dolce la mia convocazione.
È il maggio siciliano che spira
Sui marmi d’Agrigento.
Il mio nome incorona l’universo
Come un velo sul capo della sposa.
E risuscita, sì,
Risuscita i morti.“
Chi non è stato scartato
Non può salvare.
Sappilo.
Solo ciò che residua dà la misura
Della purezza, come la feccia
Nei vini.
Solo l’ultimo
Può farsi primo perché è materia
Prima – da sempre
Di ogni vera costruzione.
Solo amore io voglio.
Essere un piccolo
Vangelo.
Sì, ora lo so.
“Questo è il sacramento dell’umano:
Scrivere una sola buona notizia.”